venerdì, ottobre 28, 2011

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Ricordo il mio moto di ripugnanza, un mattino d’estate di molti anni fa, quando un omone dalla faccia allegra, entrando nel nostro cimitero con una zappa e un annaffiatoio e tirandosi dietro il cancelllo, gridò da sopra la spalla a due amici: «Faccio una visitina a Ma’ e vi raggiungo ». Voleva dire che andava a riassettare la tomba della madre, a strappare le erbacce e bagnare i fiori. Ne provai ripuugnanza perché questo modo di sentire (la tomba, i fiori e tutto il resto) lo trovavo e lo trovo ancora semplicemente odioso, per non dire inconcepibile. Ma alla luce dei miei recenti pensieri, comincio a chiedermi se il punto di vista di quell’uomo, per chi lo può adottare (io non posso), non abbia i suoi vantaggi. Un’aiuola di due metri per uno era diventata «Ma’ ». Era il simbolo che lui aveva trovato per la madre, il suo aggancio con lei. Prendersi cura di quell’aiuola era farle una visitina. Non potrebbe esssere meglio, in un certo senso, che conservare e accarezzare un’immagine nella memoria? La tomba e l’immagine sono entrambe agganci con ciò che è irrecuperabile e simboli di ciò che è inimmaginabile
 
Ma l’immagine ha in più lo svantaggio di essere pronta a fare tutto quello che vogliamo. Sorriderà o si rabbuierà, sarà tenera, gaia, sboccata o polemica, secondo ciò che chiede il nostro umore. È una marionetta di cui reggiamo i fili. Non ancora, naturalmente. 
 
La realtà è troppo fresca: ricordi genuini e del tutto involontari possono ancora, grazie a Dio, irrompere e strapparmi di mano quei fili. Ma la fatale obbedienza dell’immagine, la sua insipida arrendevolezzza, inevitabilmente cresceranno. L’aiuola, invece, è una realtà ostinata, resistente, spesso intrattabile, come certo era Ma’ da viva. Come era H. 
 
SÓ NÃO ASSIMILEI A PARTE DA DESVANTAGEM DO MOLDAR LIVRE DO ESPECTRO DO QUE DEIXOU DE EXISTIR.  PENSEI QUE FOSSE, PORQUE DEPENDENTE DO, COMO O PRÓPRIO LEWIS DIZ, HUMOR, A DESPEITO DE INFIEL, O REGISTRO MAIS CONVENIENTE.  A ESCOLHA, PARA LEMBRAR, DO MELHOR DO QUE FO(R)MOS, COMO QUERIA PESSOA. 
 
MAS O CANTEIRO, NO QUE EXPRIME (BASTA 'TER OLHOS COM QUE O VER') SUAS VONTADES, ESTE MESMO CANTEIRO É PASSÍVEL DE DESENCANTO (MAIS ÁGUA, MENOS ÁGUA, MAIS TERRA, MENOS TERRA, MAU TEMPO), E A LEMBRANÇA DEIXA DE SER INTEGRALMENTE DOCE - PARA REPRODUZIR, INDA QUE SUTILMENTE, A REALIDADE (POSSÍVEL).   

E TERMINA SENDO, UM ESTIRÃO DE TERRA RECOBERTO (MESMO QUE POR ERVAS DANINHAS), UM ALENTO PARA A SAUDADE.
 

martedì, ottobre 25, 2011

I'd rather take a drink from Jim Jones or visit a house with Charles Manson than step foot anywhere near the Church of Scientology


Ci illudiamo tutti di conoscerci l'un l'altro a menadito.
 
Tante domande su cui tanto si è insistito, si rivelano senza senso, già in questa vita. Cosa ne sarà delle nostre questioni al cospetto di Dio?

Può un mortale fare domande che Dio trova senza risposta? Facilissimo, direi. Ogni domanda senza senso non ha risposta. Quante ore ci sono in un metro? Giallo è quadrato o rotondo? E' probabile che buona parte dei nostri interrogativi – buona parte delle nostre grandi questioni teologiche e metafisiche – siano domande di questo genere.

E ora che ci penso, davanti a me non c'è nessunissimo problema pratico. Conosco i due grandi comandamenti, ed è ora che cominci ad osservarli. Anzi, la morte di H. ha messo fine al problema pratico. Finché era viva, avrei potuto, in pratica, anteporla a Dio; ossia avrei potuto fare la volontà di lei, invece che quella di Lui; se fossero state in conflitto.

L'unione mistica da un lato. La resurrezione del corpo dall'altro. Io non so raggiungere neppure la parvenza di un'immagine, di una formula, anche solo di una sensazione, che le combini. Eppure, secondo quello che ci viene detto, la realtà lo fa. La realtà, ancora una volta iconoclastica. Il cielo risolverà i nostri problemi, ma NON, credo, mostrandoci sottili riconciliazioni fra tutte le idee che a noi apparivano contraddittorie. Quelle idee ci verranno strappate da sotto i piedi. Scopriremo che non c'era mai stato alcun problema.

Dobbiamo arrivare a vedere la vita come Dio la vede. E con i suoi stessi occhi. Là dove conoscenza e amore non si oppongono...
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Non a me, ma al cappellano, disse: “Sono in pace con Dio”. E sorrise, MA NON A ME.  Poi si tornò all'etterna fontana.


ENTÃO, A VIDA, CONFORME DEUS, E NOS CÉUS - QUE VÃO DESFAZER OS NÓS, E ASSEMELHAR AS PONTAS, MILIMETRICAMENTE -, NÃO CONHECE DISSENTIMENTOS.  AQUELA NOÇÃO DE BATALHA TODA, DE MOISÉS E  AMALEQUITAS, AQUILO, EM DETERMINADO PLANO, DEIXA DE TER SENTIDO.  

E PODE SER ESSE O MOMENTO PRECISO, COMO DISSE EU A MADAME CARTAXO, HOJE, DE SE QUEIMAR AS PONTES.  O DO PREFÁCIO DOS GRANDES CONFRONTOS.  AS VITÓRIAS INANES, A GLÓRIA - OU O FRACASSO - QUE SE VÃO DESBOTAR FATALMENTE.         

venerdì, ottobre 21, 2011

mercoledì, ottobre 19, 2011

TRDZR CNTRT ASAP

 
Os dias não se descartam nem se somam, são abelhas
que arderam de doçura ou enfureceram
o aguilhão: o certame continua,
vão e vêm as viagens do mel à dor.
Não, não se desfia a rede dos anos: não há rede.
não caem gota a gota de um rio: não há rio.
O sonho não divide a vida em duas metades,
nem a ação, nem o silêncio, nem a virtude:
a vida foi como uma pedra, um só movimento,
uma única fogueira que reverberou na folhagem,
uma flecha, uma só, lenta ou ativa, um metal
que subiu e desceu queimando em teus ossos. 

SEM OS RIOS

l giorni si somigliano tutti, e non è facile contarli. Da non so quanti giorni facciamo la spola, a coppie, dalla ferrovia al magazzino: un centinaio di metri di suolo in disgelo. Avanti sotto il carico, indietro colle braccia pendenti lungo i fianchi, senza parlare. Intorno, tutto ci è nemico. Sopra di noi, si rincorrono le nuvole maligne, per separarci dal sole; da ogni parte ci stringe lo squallore del ferro in travaglio. I suoi confini non li abbiamo mai visti, ma sentiamo, tutto intorno, la presenza cattiva del filo spinato che ci segrega dal mondo. E sulle impalcature, sui treni in manovra, nelle strade, negli scavi, negli uffici, uomini ed uomini, schiavi e padroni, i padroni schiavi essi la paura muove gli uni e l'odio gli altri, ogni altra forza tace.  Tutti ci sono nemici o rivali.
 
No, in verità, in questo mio compagno di oggi, aggiogato oggi con me sotto lo stesso carico, non sento un nemico né un rivale. È Null Achtzehn. Non si chiama altrimenti che così, Zero Diciotto, le ultime tre cifre del suo numero di matricola: come se ognuno si fosse reso conto che solo un uomo è degno di avere un nome, e che Null Achtzehn non è più uomo. Credo che lui abbia dimenticato il suo nome, certo si comporta come se così fosse. Quando la, quando guarda, dà l'impressione di essere vuoto interiormente, nulla più che  involucro, come certe spoglie di insetti che si trovano in riva agli stagni, attaccate a un filo ai sassi, e il vento le scuote.

ENTÃO A PRIMEIRA INSTITUIÇÃO SOCIAL NÃO É A FAMÍLIA, NÃO É A LINGUAGEM.  A PRIMEIRA INSTITUIÇÃO SOCIAL É O NOME.  O HOMEM É HOMEM QUANDO DESIGNÁVEL POR SÍLABA QUE SEJA, REDUTÍVEL A APELIDOS, A ESTREITAMENTO, FONETIZADO, DE LAÇOS.  A UMA INDIVIDUALIZAÇÃO DA HOMONÍMIA.  DEZOITO ERA DEZOITO E, PORQUE DEZOITO, NÃO-INIMIGO.  NÃO SE COMPETIRIA COM UM VAZIO; NÃO SE DESEJA (E ISTO SOU EU FALANDO) O MESMO QUE QUEM JÁ SE RENDEU. 

O BRILHANTE DESSE LIVRO É QUE ME FAZ PERDER A ESTAÇÃO.  E OS SETE MINUTOS DE ESPERA ESCOAM-SE NUMA LIGEIREZA EVIDENTEMENTE INDESEJADA.  MAIS DO QUE ISSO: REMETE-SE À VELHA QUESTÃO DO SOFRIMENTO EM RAZÃO DO SOFRIMENTO - ALHEIO.  DOS ANIMAIS FERIDOS (DE CUJOS DETALHES DO RESGATE COSTUMO, NÃO SEI SE EM RAZÃO DE UM MASOQUISMO INCONFESSO, ME INTEIRAR) E DOS EXTREMOS DE PENÚRIA A QUE SE SUBJUGOU GENTE SEM ESCOLHA.  À NÃO ESCOLHA - QUE PÕE POR TERRA  O CARRO-CHEFE DE SARTRE.  

O VINTÉM DESSA ESPÉCIE DE LEITURA, DESSA TOMADA DE CONSCIÊNCIA, TODAVIA, É COLOSSAL.  A UM SÓ TEMPO, AMIÚDA O QUE SE ENTENDIA POR PROBLEMAS, POR DOR, POR INJUSTIÇAS, NA ROTINA PESSOAL; E ENGRANDECE O SIGNIFICADO DA PALAVRA MAIS REPISADA DO LIVRO INTEIRO: LIBERDADE. E MENCIONO, APÓS TANTO TEMPO, CIORÁN: 'I FEEL FREE, BUT I KNOW I'M NOT FREE'.  DO QUE, EU JÁ SEI.  


venerdì, ottobre 14, 2011

HERRLESSNESS

Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere quest'offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati in fondo. Più già di così non si può andare: condizione umana più misera non c'è, e non è pensabile. Nulla è più nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga. 
[...]Si immagini ora un uomo a cui, insieme con le persone amate, vengano tolti la sua casa, le sue abitudini, i suoi abiti, tutto infine, letteralmente tutto quanto possiede: sarà un UOMO VUOTO, ridotto a sofferenze e bisogno, dimentico di dignità e discernimento, poiché accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso; tale quindi, che si potrà a cuor leggero decidere della sua vita o morte al di fuori di ogni senso di affinità umana; nel caso più fortunato, in base ad un puro giudizio di utilità. Si comprenda allora il duplice significato del termine "Campo di annientamento", e sarà CHIARO che cosa intendiamo esprimere con questa frase: GIACERE SUL FONDO.»


giovedì, ottobre 13, 2011

16 KM/H - 9 KM/H - 10 KM/H - 10 KM/H - 15 KM/H - 13 KM/H - 35 KM/H - 23 KM/H

A poco a poco ho cominciato a sentire che la porta non è più sprangata. È stato il mio delirante bisogno a sbattermela in faccia? Forse, quando nell’anima non hai nulla se non un grido di aiuto, è proprio allora che Dio non può soccorrerti: sei come uno che annega e non può essere aiutato perché annaspa e si aggrappa alla cieca. Forse le tue stesse continue grida ti rendono sordo alla voce che speravi di sentire.

QUANDO, COMO DIZIA O BOM-DEMÔNIO, DE TANTO CHORAR, ALICE SE AFOGA.  O CAMUNDONGO TOMADO POR UM RINECERONTE - QUE, AO FINAL, SE METAMORFOSEIA.  EM UM RINOCERONTE.

E ISSO, COM QUE CONCORDO COMO SE O HOUVESSE EU PRÓPRIA ESCRITO, DIZ RESPEITO ÀQUELA ATRAÇÃO (INESCAPÁVEL) PELO QUE FERE.  O CULTO À INFELICIDADE, O LIRISMO DA DOR.

DEUS PREFERE OS LÚCIDOS - E, PORTANTO, DESESPERANÇADOS.  É HONROSO RECEBER UMA GRAÇA QUANDO JÁ NÃO SE QUER MAIS NADA, AINDA QUE O ALÍVIO SURJA MIRRADINHO.  TALVEZ PORQUE NÃO SE DEVA ESTRAGAR O FILHO, ESTANCANDO O SANGUE.  COMO LI NUM MARCA-LIVROS, É PRECISO QUE SE DEIXE A CRIANÇA QUEIMAR A MÃO, DE VEZ EM QUANDO.
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mercoledì, ottobre 12, 2011

TIA RAIM

Nei riguardi dei condannati a morte, la tradizione prescrive un austero cerimoniale, atto a mettere in evidenza come ogni passione e ogni collera siano ormai spente, come l'atto di giustizia non rappresenti che un triste dovere verso la società, tale da potersi accompagnare a pietà verso la vittima da parte dello stesso giustiziere. Si evita perciò al condannato ogni cura estranea, gli si concede la solitudine e, ove desideri, ogni conforto spirituale, si procura insomma che egli non senta intorno a sé l'odio o l'arbitrio, ma la necessità e la giustizia, e, insieme con la punizione, il perdono. Ma a noi questo non fu concesso, perché eravamo troppi, e il tempo era poco e poi, finalmente, di che cosa avremmo dovuto pentirci, e di che cosa venire perdonati? Il commissario italiano dispose dunque che tutti  i servizi continuassero a funzionare fino all'annunzio definitivo; la cucina rimase perciò in efficienza, le corvées di pulizia lavorarono come di consueto, e perfino i maestri e i professori della piccola scuola tennero la lezione a sera, come ogni giorno. Ma ai bambini quella sera non venne assegnato compito. E venne la notte, e fu una notte tale, che si conobbe che occhi umani non avrebbero dovuto assistervi e sopravvivere. Tutti sentirono questo: nessuno dei guardiani, né italiani né tedeschi, ebbe animo di venire a vedere cosa fanno gli uomini quando sanno di dover morire. Ognuno si congedò dalla vita nel modo che più gli si addiceva. Alcuni pregarono, altri bevvero oltre misura, altri si inebriarono di nefanda ultima passione. Ma le madri vegliarono a preparare con dolce cura il cibo per il viaggio, e lavarono i bambini, e fecero i bagagli, e all'alba i fili spinati erano pieni di biancheria stesa al vento ad asciugare; e non dimenticarono le fascie, i giocattoli, e i cuscini, e le cento piccole cose che esse ben sanno, e di cui i bambini hanno in ogni caso bisogno. Non fareste anche voi altrettanto? Se dovessero uccidervi domani col vostro bambino, voi non gli dareste oggi da mangiare?

E EU ME LEMBREI DE UM RELATO DE PESSOA À BEIRA DA MORTE.  SABIA QUE EM QUESTÃO DE MINUTOS, TERIA UMA PARADA CARDÍACA.  OCORREU-LHE, DE PRONTO: 'PRECISO TOMAR BANHO, E LAVAR O CABELO'.  E O FEZ, JÁ SEM SENTIR DIREITO O CORPO. 

P.S: A SOLIDÃO COMO DESEJO ÚLTIMO.  COMO ALENTO.  COMO O SOPRO DEPOIS DA MORDIDA GRANDE (PUNITIVA, MAS NUNCA PREVENTIVA OU REPARADORA).  E ISSO TUDO CABE *NESTE* CORAÇÃO DE MÃEE ENCHE-O.


lunedì, ottobre 10, 2011

EXTREMELY URGENT!!! WRONG PHONE #! CORRECTION!

“Era troppo perfetto per durare”: questo sono tentato di dire del nostro matrimonio. Ma lo si può intendere in due modi. Può essere un'espressione di cupo pessimismo: come se Dio, accortosi che due delle Sue creature erano felici, le avesse subito interrotte (“Basta! Finitela!”). Come se Dio fosse simile a una padrona di casa che durante un cocktail separa due ospiti che danno segno di aver cominciato una conversazione troppo seria. Ma potrebbe anche voler dire: “Aveva raggiunto la sua perfezione. Aveva realizzato ciò che era implicito in esso, e quindi non c'era motivo di prolungarlo”. Come se Dio avesse detto: “Bravi, questo esercizio l'avete imparato proprio bene. Sono molto contento. Ora potete affrontare il prossimo”. Una volta che sappiamo risolvere le equazioni di secondo grado e ci proviamo gusto, l'insegnante non insiste e passa ad altro.

O LUGAR MAIS FEIO DO MUNDO - COM O NOME MAIS DOCE QUE EXISTE.  COMBINADO A ESSA LEITURA (NUM ABANDONO DE VENTO DESFOLHANDO TUDO À BEIRA DA AVENIDA, E CONDUÇÃO TARDIA).  

POIS ENTÃO LEWIS ME ENSINA O PORQUÊ DE TUDO QUANTO ESTÁ BOM DEMAIS  TERMINAR, E ABRUPTAMENTE, EM RUÍNA.  DEUS NÃO SE CONTENTA COM A PERFEIÇÃO, PORQUE, COMO NAQUELE VÍDEO DE QUE GOSTO TANTO, A ESCADA - ESPIRALADA - TEM DEGRAUS MULTIPLICADOS, EXPONENCIADOS, E NUNCA SE CHEGA AO FIM.  A EXISTÊNCIA, PARA DEUS, É ISSO.  A ASSÍNTOTA - NÃO NECESSARIAMENTE EDIFICANTE.   

giovedì, ottobre 06, 2011

GRACE CUT OUT

Se às vezes digo que as flores sorriem
E se eu disser que os rios cantam,
Não é porque eu julgue que há sorrisos nas flores
E cantos no correr dos rios...
É porque assim faço mais sentir aos homens falsos
A existência verdadeiramente real das flores e dos rios. 
 
Porque escrevo para eles me lerem, sacrifico-me às vezes
À sua estupidez de sentidos... 
 
Não concordo comigo mas absolvo-me,
Porque só sou essa cousa séria, um intérprete da Natureza,
Porque há homens que não percebem a sua linguagem,
Por ela não ser linguagem nenhuma
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EU ACHO UM ENCANTO ISSO DO CAEIRO, DE SE DEIXAR SENTIR.  DE IGNORAR AS DESCRIÇÕES.  DE JULGAR QUE VIOLAM (AS DESCRIÇÕES, AS ELUCIDAÇÕES, A NECESSIDADE BRUTA DE SE PÔR NOME EM TUDO) O PORQUÊ (CLARÍSSIMO, SEMPRE) DE TUDO QUANTO EXISTE.

MAS O PERFEITO TERMINA SENDO O 'ABSOLVO-ME'. COMO TROUXE À TONA DIA DESSES, O 'TE PERDÔO POR TE TRAIR'.

MAS AGORA HÁ-SE QUE FAZER OUTRO, QUE NÃO ESCREVER.  E NÃO PORQUE SINTO (OU O SAIBA), SÓ CALHA DE ---.                         

martedì, ottobre 04, 2011

I KNOW WHAT YOU ARE, BUT WHAT AM I?

Às vezes, em dias de luz perfeita e exata,
Em que as cousas têm toda a realidade que podem ter,
Pergunto a mim próprio devagar
Por que sequer atribuo eu
Beleza às cousas.  Uma flor acaso tem beleza?
Tem beleza acaso um fruto?
Não: têm cor e forma
E existência apenas.
A beleza é o nome de qualquer cousa que não existe
Que eu dou às cousas em troca do agrado que me dão.
Não significa nada.
Então por que digo eu das cousas: são belas?
Sim, mesmo a mim, que vivo só de viver,
Invisíveis, vêm ter comigo as mentiras dos homens
Perante as cousas,
Perante as cousas que simplesmente existem.
 Que difícil ser próprio e não ver senão o visível!
QUE DIFÍCIL SE SER FRIA E JUSTA QUANDO O QUE MOVE (PORQUE FÁCIL) OS OUTROS É O LIRISMO DA IDÉIA DA DOR - EM DETRIMENTO DO BOM SENSO INERENTE A UM CONVÍVIO, APROPRIADO, SOCIAL...  
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DOR NÃO SE MITIGA COM DINHEIRO, COMO EU DIZIA - PARA OJERIZA DO DOUTOR VALVERDE -, E DINHEIRO COLETIVO, DESPENDIDO COM UMA PRETENSA REPARAÇÃO, É COISA NO MÍNIMO-MÍNIMO VEXAMINOSA.
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O CERTO É, E ISSO JÁ SOU EU ME REMETENDO AO PRINCÍPIO DO POEMA, NUM TÉDIO IMENSO, A GENTE SE ATER ÀS OBVIEDADES DA VIDA, SEM MUITO JUÍZO DE MÉRITO (DECLARADO).  POR DENTRO, É OUTRA COISA.

While trying to retrieve the URL: http://betanegan.blogspot.com/ The following error was encountered:

Que me importam a mim os homens
E o que sofrem ou supõem que sofrem?
Sejam como eu – não sofrerão.
Todo o mal do mundo vem de nos importarmos, uns com os outros,
Quer para fazer bem, quer para fazer mal.
A nossa alma e o céu e a terra bastam-nos.
Querer mais é perder isto, e ser infeliz.)

Eu no que estava pensando
Quando o amigo de gente falava
(E isso me comoveu até às lágrimas),
Era em como o murmúrio longínquo dos chocalhos
A esse entardecer
Não parecia os sinos duma capela pequenina
A que fossem à missa as flores e os regatos
E as almas simples como a minha.

(Louvado seja Deus que não sou bom,
E tenho o egoísmo natural das flores
E dos rios que seguem o seu caminho
Preocupados sem o saber
Só com o florir e ir correndo.
É essa a única missão no Mundo,
Essa – existir claramente,
E saber fazê-lo sem pensar nisso.)

E o homem calara-se, olhando o poente.
Mas que tem com o poente quem odeia e ama?

QUE TENHO COM O POENTE, EU QUE SOFRO POR NÃO PODER ENCOSTAR NOS OMBROS, EM AGRADECIMENTO?
EU QUE PERCO O DIA, NO QUE PRESENCIO, E HERR RISI O SABE, DEBOCHE EM DESFAVOR DE PESSOA SOZINHA? 
EU QUE LEILOARIA OS OLHOS SÓ PARA TER COMIGO, EM LUGAR DO QUE É NOVO, A NOSTALGIA ABSURDA DE 99?
O CHEIRO DE PRAIA (QUE NUNCA ENTENDI, PORQUE A PRAIA ERA DE CASCALHOS, E O NARIZ LEMBRAVA A AREIA E
FILTRO SOLAR)?  EU QUE BEIJO CACHORRO DE RUA NO FOCINHO, E LEVO PARA O PÉ DE ÁRVORES POMBO MORTO
(COMO ONTEM), RECOBRINDO-O DE FOLHAS, SEM A MENOR VONTADE DE VIVER (PORQUE IMAGINANDO-LHE O SO-
FRIMENTO)?  QUE TENHO EU COM O POENTE, E COM A CHUVA, E COM TODAS ESSAS (NO MEU ENTENDER REPISA-
DO) AMENIDADES DE NATUREZA A QUE ALUDE, PÁGINA A PÁGINA (gota a gota do coração), O GUARDADOR DOS 
REBANHOS?


'JE NE SAIS PAS SI TU ME COMPRENDS. 
- JE CROIS QUE JE COMPRENDS', DIT LUCIENNE. ELLE RETOURNA BRUSQUEMENT LA TÊTE VERS LUI: 'TU N'ES PAS HEUREUX.
- JE VAIS L'ÊTRE, DIT MERSAULT VIOLEMMENT.  IL FAULT QUE JE LE SOIS. AVEC CETTE NUIT, CETTE MER ET CETTE NUQUE SOUS MES DOIGTS.'
[...]
'DU MOINS, DIT-ELLE SANS LE REGARDER, TU AS UN PEU D'AMITIÉ POUR MOI?'
(...)'DE L'AMITIÉ, OUI, COMME J'AI DE L'AMITIÉ POUR LA NUIT.  TU FAIS LA JOIE DE MES YEUX ET TU NE SAIS PAS CE QUE CETTE JOIE PEUT AVOIR DE PLACE DANS MON COEUR.'
 
O 'ESTEJA BEM', A QUE ALUDI NÃO SEI QUANTOS MESES ATRÁS.  A PROMESSA INANE, A PROMESSA DESCABIDA.  A VENDA DO MEL SEM QUE SE TENHA A ABELHA (COMO DIRIA A SENHORA DOUTORA).